giovedì 8 luglio 2021

PLEMMIRIO TRENTANNI DOPO

...Guiderò per una settantina di chilometri, devo raggiungere un altro mare: so esattamente cosa è successo, la mia mente si è messa in cammino in modo autonomo: io la conosco bene, si fermerà da sola per sfinimento e finalmente mi lascerà dormire. Adesso galoppa veloce verso sud, verso Ortigia, verso un angolo preciso di strada, in direzione d’antiche stagioni mai dimenticate. Marzo 1985 

 Ho bisogno di lasciarmi andare al sogno, di crederci e vivere delle sue immagini sensuali e vere: con esse si può volare, leggeri e bellissimi e si può planare come uccelli marini nella terra dei papiri che avvampano al sole del tramonto. I due fiumi sono come i bracci di un diapason, lontani per miglia e miglia, vicinissimi alla fine: L’Anapo e il Ciane sfociano a pochi metri l’uno dall’altro, corrono incontro alla loro fine nel mare di Siracusa come due amanti uniti dallo stesso destino. Le acque verdi della sorgente del Ciane sono appena increspate da una leggera brezza che culla le canne recando trilli malinconici e sottili. E’ facile rievocare la storia antica e terribile di Proserpina strappata da un’orda di demoni alle sue compagne di giochi. 
Il mito alza il tenore di un fatto geografico, stravolge e lancia nello spazio dell’immaginazione la mediocre normalità del quotidiano. Il mito racconta della ninfa Ciane che pianse per giorni e giorni l’amica perduta finchè gli dei compassionevoli non la mutarono in una splendida fonte, verdeazzurra come il suo nome… 
Mi accendo una sigaretta, tiro una boccata ed espiro lentamente: il fumo è come il mio pensiero, mi esce dalla testa chiaro e limpido che pare che neanche mi appartenga e vola via lento come un uccello. Mio nonno mille anni fa mi raccontava che nella vita, se uno vuole essere uomo, si deve fare uccello: mangiare poco, non stare fermo mai, passare il mare, vedere posti ma senza farsi incastrare mai e senza farsi accecare mai, da una femmina, da un padrone, da una casa. Nonno non ti ho dato ascolto, non pienamente ma una parte di me è rimasta uccello e stasera si è posata qui alle fonti del Ciane, un passo prima del mare. Devo confessarlo, non sono diventato un caminante, uno di quei fortunati che sono veri cittadini del mondo, non portano pesi e possono volare liberi ovunque; ma questo luogo col suo leggero ronzio di acqua che scorre è senza dubbio il posto del canto e del volo, dove l’acqua entra nella terra e si fa casa per gli uccelli, dove il mare e il cielo sono una cosa sola. 
Sognare qui costa pochissimo, lo Jonio a due passi mi raccoglierà …e poi annegare o volare non importerà molto, i palazzi della marina di Siracusa dall’altra parte del Plemmirio cominciano a diventare d’oro e d’argento mentre il sole scende nel mare. 
Trentanni dopo – C’è sempre un cammino privato anche in un atto pubblico come quello di pubblicare uno scritto in rete. Io ero là, su quella banchina quella sera quell’anno, il desiderio di completezza, di riunirsi alla propria intimità era una musica che suonava dentro, io la percepivo bene ma dirlo fuori era improponibile…anche adesso mi appare difficile. L’autocritica ha un senso solo se è libera e severa, così è come il bacio vero di una donna che ti ama, diversamente è solo accademia ideologica, non serve, non aiuta ma ti affossa. Il pensiero di quella sera se ne andò verso sud: credeva di trovare il suo ultimo approdo là dove aveva sognato una vita diversa per l’ultima volta. Trovò solo altro mare e un piccolo gruppo di amici a salutarlo per il suo prossimo viaggio. Aleggia da quelle parti, mi aspetta lì, sa che arriverò e ce ne andremo assieme, io lui e i nostri sogni, così come siamo nati.

martedì 15 giugno 2021

L'OPPOSIZIONE MENTALE -

Sono un vecchissimo sessantottino, sensibile ancora all’istinto della contestazione per motivi “generali”; ho imparato (come tutta la mia generazione del resto) a mie spese quanto sia indispensabile uscire dai lacrimogeni ed entrare nell’opposizione mentale. Essa non può prescindere dalla conoscenza storica di questo paese e deve prescindere invece dai “muro contro muro” dettati da ideologie vissute come assiomi.

domenica 13 giugno 2021

.NON DURERA'

Quella sera sei tornata a casa con me, gioco aperto e, incredibilmente, mi sono comportato con gradevole simpatia, nemmeno una parola fuori posto o un gesto di troppo; quando un attimo prima di entrare nel portone mi hai baciato sulla guancia e mi hai sorriso ero ormai finito. Stasera è la stessa cosa ma non devo guardarti in viso: Non durerà! – è la frase scritta dentro i tuoi occhi un attimo dopo il rush finale. Non è vero, non imp orta, ci siamo ci siamo stati, quell’amore è nostro, solo nostro Giulia, l’universo stanotte ci ha già portato via

sabato 12 giugno 2021

Riflettendo su Maiorana

Avevo un voto bassissimo in matematica a scuola ed uno altissimo in italiano. Ho trascorso tutta la vita ad inseguire i numeri di cui ero perdutamente innamorato.

 “Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galilei e Newton. Ebbene, Ettore Majorana era uno di questi” – E. Fermi

lunedì 7 giugno 2021

UNA DISTANZA INCOLMABILE -

Non riesco più a leggere la blogosfera con la serenità necessaria, fondamentalmente ne provo spesso fastidio; in certi casi carezzo in segreto le pagine dei miei amici di sempre e non riesco a capire il senso dei loro contatti in rete; mi sembra contradditorio, forzato, una concessione alla umana necessità di piacere e di farsi blandire ogni tanto. In questa incomprensione si trova tutta la mia distanza incolmabile fra il desiderio palese di continuare in modo nuovo e decente e la obiettiva incapacità di farlo il blogger.

domenica 6 giugno 2021

IL TEMPO OBLIQUO

Questo è un tempo obliquo, questo degli ultimi anni: quello che mi divora sul blog e sulla carta. Non posso dire che non mi appartiene ma vorrei che se ne andasse altrove a intorbidare il cuore. Trascorro una buona parte del mio tempo "ludico" su queste pagine elettroniche ma il mio tempo vero è altrove su un poggio a scrutare una porzione di azzurro marino incuneata tra il monte e la vigna; il tempo diretto è un ragazzo senza freni che mi ha raccontato altre storie con altre parole e altre intenzioni. Credevo di incontrarli tutti i visi che ho amato: gli uomini e le donne che, secondo me, dovevano essere tutti qui a vagare fra queste colline e il mare. Si sono celati nel gran corpo della terra: di loro hanno lasciato, qua e là, soltanto l’eco sciolta del loro essere persone…e mi hanno dato una lezione di asciuttezza e dignità. Ho sperato che ci fosse almeno lei, doveva esserci e ho gridato il suo nome al vento ma non è tornato niente indietro: così sono inciampato nei sogni e, adesso, andarmene sarà solo un’illusione. Voglio dirvi che ho camminato tanto da scordare il punto di partenza, che mi sono finto mille altre cose da quest’uomo che guarda ostinatamente davanti a sé. Non c’è astio, non c’è rammarico ma ho capito che non sono più qui: ho capito di avere un senso solo col vento vero sulla faccia, con i ricordi che non si possono raccontare. Omologazione va letta in questo modo insieme ad Enzo Rasi, tornare o sparire in un modo o nell'altro fa parte del suo DNA; le pagine hanno questo terribile pregio, restano, le riapri e le usi come trastullo della mente e del cuore quando più ti aggrada. Ciò che si scrive testimonia sempre qualcosa o qualcuno, annullarle equivale ad uccidere definitivamente chi le ha prodotte. Io non le ho annullate.

sabato 5 giugno 2021

ENZO COSI' COM'E' -

Forse la bellezza deve per forza far rima con la rarità. Ma è un peccato. Io scrivo nella speranza che il profumo della mia esistenza resti nelle teste di chi ho incontrato, qui e altrove. Però in certe mattine silenziose e assenti come questa, quando apro la mia pagina mi sento pulito; non devo dire a nessuno da dove vengo e dove mi dirigo. Quello che ho scritto mi sta davanti ed io lo guardo con grande serenità. Svaniscono le discussioni, le incomprensioni, gli asti, resto io solo e pulito, senza alcuna altra specificazione. Enzo, così com'è.

venerdì 4 giugno 2021

Jonio

C’è una luce particolare oggi sullo jonio, un filtro di perla per ammorbidire gli spigoli dei miei umori confusi. Anche ora la musica di uno degli artisti che ho amato di più mi porterà fuori dalle secche di questa sera infinita, sarà il dito che ti indicherà la mia luna, ti dirà le parole che io non so pronunciare e avrò la speranza che l’amore in assoluto ricomponga il dissidio di sempre e che scriverlo non sia stato inutile.

giovedì 3 giugno 2021

MERIDIONALE -

Non sono buono, non sono disponibile e sono meridionale. Mi piace esserlo nella misura in cui mi viene rinfacciato esserlo; non sono d’accordo quasi mai sulle valutazioni politiche, sociali e, a volte, culturali di chi mi frequenta e che io frequento ma ciò significa che sono stimolato a capire ed analizzare posizioni diverse dalle mie. Ma io parlo di posizioni non di sterco! Sono sempre troppo cinico e poco propositivo? Racconto un’ipotesi di realtà che vedo solo io? No si tratta di realtà nuda e cruda a 150 anni dall’Unità; il cinismo nasce dalla profonda delusione di un’Unità di comodo, esclusivamente letteraria, senza nerbo e senza popolo.

martedì 1 giugno 2021

DAS KAPITAL -

A ventanni la mia fede marxista aveva subito un duro colpo proprio nell’ambiente che frequentavo: c’entrava una ragazza (c’entrano sempre) e la sua vagina ideologicamente avanzata; da quella ero poi passato ad una revisione critica delle posizioni politiche del movimento. Insomma non ero più un fervente e cieco compagno ma quella prima idea sul Capitale di Marx era ancora profondamente valida per me: i soldi c’entrano sempre… le donne pure. All’età di 18 anni non avevo alcun dubbio: era il Capitale di Marx la vera strada e la vera novità in campo economico e sociale. Tra i due estremi liberalismo e marxismo avevo chiaramente scelto il secondo; a quell’età non ci sono mai mezze misure e anche ora è lo stesso. Tutto il territorio intermedio era territorio di conquista, inutile e vuoto, un terreno vastissimo e deserto da mettere a frutto con un’opera ferma di convincimento e, se necessario, di un buon numero di bastonate. Semplice, lineare, doloroso sempre.

lunedì 31 maggio 2021

NOTO, RAGIONE E MAGIA -

Noto è stata fatta di ragione e di magia: la ragione è quella delle linee dritte, della simmetria, della prospettiva ingegnosa che crea luoghi deputati al movimento e alla vita. La magia, quella scaramantica, dovuta alla creazione di ornamenti visti come dal tremore di un terremoto. Non so perchè ma ho sempre avuto l’idea che fosse questo lo scopo dell’architettura di questa città: dare movimento e fuga ai palazzi scongiurandone così, magicamente, la distruzione. Potrò mai dire quanto possa trasfigurarsi l’animo umano dentro la gioia e la magia di questo connubio di costruzione e immagine, di struttura e ornamento, di ritmo e melodia? E’ questa la ragione di tutto quel che ho scritto in questi anni: la ragione e la fantasia, la logica imperiosa e il magico incontrollabile. So che è qui la chiave fra prosa e poesia che mi racconta della vita e dell’universo, “di questo incessante cataclisma armonico, di quest’immensa anarchia equilibrata” (L. Sciascia)

venerdì 28 maggio 2021

BRANCATI -

” L’Europa che comincia a nord con fiumi gelati e popoli dal pensiero lucido e senza vertigini, dopo il gran salto delle Alpi, si ingolfa, da questa parte, nel Mediterraneo e finisce lentamente con la Sicilia. l’Europa che finisce. Ecco la Sicilia.” (Vitaliano Brancati)

giovedì 27 maggio 2021

TUTTO CON IL MIO TUTTO.

Cambierà qualcosa da stamattina? I colori e poi la grafica, le immagini forse…un gioco nuovo ma serio. Così serio da essere testimone di una chiusura definitiva e di un’improbabile inizio. Chi vorrà potrà leggermi qui o altrove: ho sempre avuto i miei dubbi sulla consistenza numerica dei miei lettori: non è una questione qualitativa ( non ho alcun diritto per affrontarla) ma attiene alle caratteristiche proprie del Blog, alla sua voracità, ai suoi equilibri virtuali ,e soprattutto ai suoi continui equivoci. Per certi versi lo stesso discorso si potrebbe fare sui luoghi della cosiddetta “democrazia virtuale” (Grillo docet) e sulla subdola e terribile menzogna che si cela dietro ad essa. 
Non so se cambierà qualcosa, non ho idea se il sottoscritto avrà ancora voglia di trastullarsi con i suoi vecchi post o si rimetterà in rete con scritti nuovi e contemporanei. Ma questa novità è reale? Ne siete convinti? Da come molti di voi ne scrivono sembrerebbe di no ma, dietro, fra le quinte di un blog o l’altro formicola la speranza di dire e fare sempre qualcosa di nuovo: bene fatemelo leggere! Uccidete la noia terribile dei partito preso, delle tendenze al ribasso, dell’ideologie concentrate, della cattiva letteratura o di quella tanto bella e perfetta da non poter essere buona. Per quanto mi riguarda la prova più pesante è stata per me spogliarmi dalle remore, anche culturali, e scrivere o riscrivere con quell’immediatezza che sola ti libera l’animo e la mente; sto ripubblicando tutto con il MIO TUTTO, con il mio mondo e la mia generazione tra i denti, la vecchia e nuova Europa, quella che ho amato sui libri, la mia Patria inutile e vituperata. Il mio Sud trafitto dal sole e dall’oblio, la mia educazione sentimentale sempre a metà…la musica, le immagini e infine il sogno di cui nessuno potrà dire perchè resterà un segreto per sempre. Da molti anni a cicli, penso di aver compiuto una lunga traversata: i miei pensieri spettinati e costretti poi ad un educandato severo. Un supplizio! Scrivere è una liberazione, la mia: mi inchioda su un pensiero, mi addensa , finalmente, per un lungo e interminabile attimo è lei la mia padrona assoluta ed io il suo amante totale! Scrivere diventa la mia vita perenne, il senso definitivo che mi assolve dal peccato di fornicare coi giudizi altrui. E’ una mistificazione, ovviamente, un gioco degli specchi; nessuna traversata riesce ad allontanarmi dalla sensazione di colorati dejavù, il web è stracolmo di essi… così dopo aver scritto penso sempre che a queste righe non ne potranno seguire altre, che queste righe siano totali e intoccabili, sintesi perfetta della fine e del nuovo inizio: una clessidra e noi polvere là dentro. Questo mi uccide, questo è appunto l’ombra del silenzio per il quale non c’è descrizione possibile. Qui o altrove le sillabe separate le une dalle altre in una scansione crudele gridano il loro bisogno disperato di tornare alla loro unità originaria: perfetta e unica. Senza sbavature, senza una dimensione temporale definita, le parole e le cose si raggrumano nella realtà, nell’ indecifrabile perfezione dell’imperfetto, io lo guardo, lo respiro e lo scrivo. Non è un gesto triste o funereo è un divenire silenzioso che mi sgrava da un compito morale che non amo: in qualche altro posto sarà mattino o notte e qualcuno come me sta già scrivendo un’altra poesia. Altri tratti, altri amori… e a me pare consolante. 
La logica che mi ha guidato in tutti questi anni di blog e prima ancora non è così difficile da intendere: quando ho iniziato avevo già un buon patrimonio di scritti risalente a 30 e più anni prima, non ho dovuto far altro che adattarli al nuovo ambiente. Da lì, spinto da stimoli provenienti dalla vostra scrittura e dalle dinamiche che incontravo, sono poi nati i testi “nuovi”: il corpo principale di Omologazione è fatto quasi tutto così e, immagino, si noti chiaramente. Dal 2010 in poi sono state le nefandezze altrui e gli errori personali a influenzare progressivamente la mia, chiamiamola, produzione: il difficile rapporto con il mondo dei blog mi ha convinto a dire la mia su qualcosa che sentivo e sento ostile e sciocco e a costruire l’Arca che mi avrebbe traghettato fuori da questi mari e riportato alle acque che amo, quelle del cartaceo. Ho cucito tra loro un buon numero di post che a mio parere avevano un senso comune, l’idea era quello di un libro, ne ho fatto un blog particolare e l’ho pubblicato in rete. Idea fallimentare, non lo legge praticamente nessuno ma io lo amo molto. Il principio di legare in maniera diversa post tra loro non è poi molto diverso da quello di scomporli in testi molto più brevi e pubblicare gli uni e gli altri; c’è una forte componente ludica in tutto questo, in mancanza di essa sarei uscito molto prima dalla blogosfera inseguito dai denti di un malessere profondo. Da stamattina si scrive sul serio: senza assilli legati al dovere-necessità di rispondere ai commenti o presunti tali. Il mio tempo è a scadenza ravvicinata, scrivere sul serio me lo devo e ve lo devo. Forse qualche riga di me resterà ed io là dentro: mi chiamo Enzo e sono troppo vecchio per sciupare il tempo.

LA MIA LIBERAZIONE FILTRATA -

I commenti sono la vita e la morte di quello che scrivo, la mia liberazione filtrata dal sacrificio di dovermi confrontare con sintassi e storie diversissime da me. Non sono elegante e disponibile, spesso me lo impongo perchè sento che la luce che ho intravisto nei miei sogni ad occhi aperti vi comprende tutti; donne, uomini, omosessuali, poeti e puttane, letterati per finta e artisti universali caduti per caso su queste pagine.

mercoledì 26 maggio 2021

SOGGETTIVO -


Per la musica, per certa musica, è come per gli affetti e i ricordi del tempo passato: impossibile darne un giudizio obiettivo. E soprattutto inutile. C’è il cuore, la gioia e la malinconia di quella che allora fu sorpresa e tutto questo s’impasta con l’ascolto di oggi, con la “maturità” del presente.

martedì 25 maggio 2021

UNA PICCOLA LEZIONE -

Ho imparato una sola chiara lezione finora. Una piccola banale cosa che la vita tempo fa mi ha buttato in faccia: conviene viverla facendo finta seriamente di niente, glissando sugli ostacoli nell’immediato, evitando di erigere altari per divinità transitorie che se ne fregano dei nostri sacrifici.

lunedì 24 maggio 2021

PAGINA APERTA -

Questo non è un libro chiuso, la pagina che stai leggendo è aperta, non si chiude mai nulla se resta l’eco dei tuoi orgasmi: c’è solo un tempo diverso e, talvolta, una spinta leggera come una carezza a farti scrivere di nuovo.

sabato 22 maggio 2021

Amanti

I furori lasciati ad annegare
dentro questa sera improvvisa
non regalano più nulla.
Nessuno dona più vertigini
di noi.

giovedì 20 maggio 2021

PARLARE DEL SUD

Parlare del Sud è facilissimo: il meridione d’Italia è pieno di luoghi comuni cui appoggiarsi senza grossi problemi. Tutti media ufficiali, il cinema e il teatro sono talmente coperti da questo genere di comunicazione da sembrare che tutto sia reale e veritiero. Solo la letteratura ha mostrato qualche crepa, qualche dubbio e la storiografia comune dal canto suo suona da sempre in un unico modo. 
Parlare del Sud è difficilissimo: troppi controsensi, troppi equivoci e troppe bugie organizzatesi nel tempo come unica traccia da seguire. Dentro la corrente cui è stata assegnata la patente di serietà documentata e storica diventa complicata inserirne un’altra, io desidero soltanto dare un contributo, piccolo ma sincero, alla ricerca di una verità storica che i testi avuti fra le mani negli anni della scuola e quelli, più nobili e altisonanti, che compongono la storiografia ufficiale del Risorgimento italiano, non hanno mai raccontato in modo serio. I fatti storici e soprattutto gli antefatti, i protagonisti, le mille storie segrete formicolanti sotto le evidenze vissute come assiomi senza mai un attimo di riflessione… o almeno di buon senso, tutto questo grande insieme di cose adesso, trascorso il primo centenario dell’unità, appare fatiscente. Riprenderlo in mano, analizzarlo studiarlo con animo obiettivo, senza ideologie pelose a guidare la mente è fondamentale.
A molti potrebbe sembrare un’operazione dissacratoria, un atteggiamento revisionistico da quattro soldi, legato evidentemente ad una sorta di anacronistico campanilismo meridionalista. Non è così. Un’analisi più seria sulle vicende che hanno portato dal 1860 in poi all’unificazione della penisola italiana vede sicuramente in primo piano e ai primi posti la Sicilia e siciliani; il processo unitario italiano ha avuto sia dal punto di vista morale che geografico che umano il contributo determinante della Sicilia. L’analisi quindi non è tanto dissacratoria ma necessaria: non è un vezzo ma un dovere. Chiedersi come, perché e quanto è fondamentale per potersi finalmente guardare in faccia tutti senza ipocrisie. Le vignette che da tempo disegnano uno stivale che prende a calci la sua appendice meridionale non sono il prodotto di un ubriaco di poco conto: riflettono purtroppo la realtà dei fatti. Certo la geografia e alcune difficoltà obiettive non possono essere facilmente modificate ma la storia degli uomini ha il diritto-dovere di essere declinata in modo diverso. Dico qui una cosa che avrei dovuto scrivere in coda a questo testo: la Sicilia e siciliani sono creditori di questa nazione (o pseudo tale), l’isola ha risorse e potenzialità grandi ma inespresse. Dal 1860 in poi si è pervicacemente voluto, anche col contributo di siciliani non meritevoli di essere chiamati tali, che rimanessero inespresse per favorire in un modo o nell’altro lo sviluppo dell’economia settentrionale. Sviluppo del turismo, valorizzazione dei beni culturali (un patrimonio immenso che tutto il mondo ci invidia), trasformazione dell’agricoltura e della pesca, sfruttamento delle risorse del sottosuolo sono tutti punti di partenza di una ricchezza potenziale che potrebbe sicuramente consentire lo sviluppo autonomo della Sicilia.
Ma in realtà se c’è un popolo legato al concetto di unità nazionale sono proprio i siciliani: l’idea del federalismo estremo, praticabile oltre lo stretto ben più chiaramente e facilmente di quello padano, non ha mai attecchito in Sicilia. Eppure solo su una crescita economica e sociale e sulla presa di coscienza delle proprie forze e delle proprie risorse si può costruire una Sicilia diversa e si può finalmente pensare di accorciare il divario profondo tra Nord e sud. Sono la coscienza delle proprie luminose radici, della propria forza e del proprio valore possono vincere l’atavico sospetto della latitanza cronica dello Stato verso la soluzione dei problemi isolani. Io credo che solo i siciliani siano in grado di liberarsi dall’abbraccio mortale della mafia, Falcone e borsellino lo hanno dimostrato ampiamente, solo la Sicilia può scrollarsi di dosso questo marchio di infamia che ci opprime ogni giorno di più. Nel settembre del 1982, in via Carini a Palermo, furono uccisi brutalmente Carlo Alberto dalla Chiesa e la moglie; dopo l’omicidio su un muro un siciliano anonimo scrisse “qui è morta la speranza dei siciliani onesti”. Tremendamente vero, vergognosamente vero ma finché ci sarà l’altra faccia della Sicilia pronta a contrastare la prevaricazione la violenza mafiosa, la Sicilia che prende il testimone degli uomini coraggiosi che hanno dato la vita per la dignità di questa isola, la speranza non morirà. Non ci sono alternative per la costruzione di un futuro decente ogni popolo deve avere coscienza delle proprie radici storiche e della propria cultura. Dovremmo quindi parlare o riparlare di storia e io vorrei cominciare con una frase di Jean Cocteau Che cos’è la storia dopotutto? La storia è fatta da avvenimenti che finiscono per divenire leggende e le leggende, bugie e falsità, che finiscono per diventare storia. Non riesco a trovare niente di più calzante con l’unità d’Italia e gli avvenimenti che ne sono seguiti, niente di più adeguato ai fatti celebrati dalla storiografia ufficiale a partire dalla spedizione dei 1000 e che portarono poi a questa Italia che abbiamo davanti.
E vorrei chiedervi seriamente: c’è tra di voi un cretino che veramente crede che 1089 uomini sbarcati a Marsala abbiano potuto aver ragione di un esercito di 20.000 uomini perfettamente equipaggiati? Nasce tutto da qui, inizia tutto da questa menzogna così grande, così ridicola eppure così radicata nei libri della nostra scuola. Non sembra possibile ma nell’anno di grazia 2016 discutiamo ancora, perché vi siamo dentro, di una mai risolta “questione meridionale”. Riparliamone dunque proprio in occasione dei primi 100 sessant’anni da quel maggio 1860: facciamolo con obiettività storica e serenità di giudizio, rivediamo gli avvenimenti che tra luci e ombre portarono a un processo unitario fondato per i siciliani soprattutto sulle illusioni create da Garibaldi e sulle mancate promesse del re piemontese seguite poi dalla sanguinosa repressione dello stato sabaudo negli anni fra il 1865 e il 1870. Riconoscere infine che il processo unitario fu forzato e segnato da profonde ombre significa rendere finalmente un buon servizio a una realtà storica bistrattata e rendere giustizia alle popolazioni meridionali e alla Sicilia che all’unità hanno sempre dato un contributo importante. Vogliamo parlare della biblica emigrazione verso i paesi dell’America settentrionale e meridionale? Vogliamo chiederci perché iniziò dopo le annessioni al Piemonte e non prima? Vogliamo pensare a quanto peso hanno avuto il lavoro e le rimesse di denaro fatte dagli emigranti? Possiamo ricordare il contributo di sangue meridionale durante la grande guerra? E per chi lo ha vissuto di persona non credo sia giusto dimenticare i meridionali degli anni 50 con le valigie legate dallo spago scendere nelle stazioni di Milano e Torino e produrre ricchezza per il Nord e per le sue industrie… Pensando di farlo per l’Italia intera.
Ma l’Italia si era già fermata da tempo molto prima di Eboli. È a persone come queste che ci si deve rivolgere per restituire il maltolto e la dignità, ai siciliani e ai meridionali che l’Italia l’hanno fatta davvero col sudore della fronte e con uno sforzo intellettuale che non si può negare. E a questi italiani che bisogna raccontare la storia vera di una nazione nata per interessi di altre nazioni, fondata su menzogne risibili e che anno dopo anno continua a partorire sciocchezze di valore assoluto. Siamo ancora in tempo per sfatare quella storia propagandistica per raccontare il vero aspetto dei protagonisti di quel tempo, a partire da Giuseppe Garibaldi, proseguendo con Cavour e re Vittorio Emanuele II, dicendo senza fronzoli che tipo di criminale abbia gestito la questione “brigantaggio” e cioè il Generale Cialdini?
Non sono più sicuro di molte cose perchè certe bugie si sono incancrenite, organizzate in assiomi difficilmente scardinabili. Non voglio cambiare la storia, voglio leggerla con animo sincero

martedì 18 maggio 2021

SI VIVE O SI MUORE-



Ho un istinto maledetto e analitico che mi porta via 
e mi disperde in mille rivoli mentali 
e in mille attenzioni ineludibili: 
sembrano tutte fondamentali 
quasi che tralasciarle significhi, ipso facto, 
perderle per sempre. 
Non è così che va il mondo,
 a volte ritornano più vere e definite di prima, 
altre scompaiono nell’acqua indistinta dove
 non è possibile dare loro adeguata sepoltura. 
In questo caso aspetto:
 mi dico che ho ancora tempo davanti, 
lungo e aperto quanto quello già lasciato alle spalle. 
Si vive di incredibili menzogne. Oppure si muore.

lunedì 17 maggio 2021

BLOG. -

Un mondo fatto di parole, qualche immagine e della musica, aria… aria e immaginazione. Io posso metterci qualunque cosa dentro, anche quello che chi scrive non si è mai sognato di dire…e questa è una cosa terribile. E’ l’aria, la mancanza di identità che ci fa volare via, ci svena, ci esalta, ci stupra ci inganna e ci affascina. Qualcuno invoca i doppi sensi, perchè non i tripli o i quadrupli dico io? Proviamo a ritornare elementari. Minimi. O ci fidiamo di quello che siamo e non rivendichiamo sovrastrutture che non ci servono, oppure muoviamoci circospetti come una belva assediata dai cacciatori. Ho fatto la belva per qualche tempo e sono pieno di cicatrici, però mi fido del mio intuito: c’è del marcio in Danimarca ma non bisogna prendersi troppo sul serio, sono in pochi a saper recitare il monologo “essere o non essere”. Io per esempio mi sono stancato: ho scelto sono e chi s’è visto s’è visto.

domenica 16 maggio 2021

FINALMENTE SOLO -

C’è un silenzio corposo solcato di tanto in tanto dal ronzio delle auto che passano veloci a cento metri da qui sul lungomare. Mi siedo con le gambe penzoloni sulla massicciata di cemento che fa da banchina, e sono finalmente solo.

sabato 15 maggio 2021

CATANIA -

Uscirò da quella porta, mi metterò anche io dentro la mia scatoletta con le ruote, starnazzerò come gli altri omini…meglio di loro e scenderò verso il centro. Voglio vivere, oggi, voglio sentire l'umanità strusciarmi vicino lungo Via Etnea, voglio vedere se la gente si accorge di me, se capirà di incrociare nei suoi passi un vero superstite, uno degli ultimi esemplari rimasti di amante degli amori impossibili. Questa città, in fondo, è famosa nell'isola per la forza e la varietà degli amori e degli amanti appassionati che la popolano. C'è una lunga e radicata tradizione sociale e letteraria col suo marchio di fabbrica, con le sue passioni assolute e quasi febbricitanti e mille sguardi di fuoco che sciabolano tra la villa e Via Umberto, occhiate che troncano il respiro e fanno bollire il sangue. Ci sono ancora molti cittadini "ruspanti", maschi con i baffi e femmine con le tette che amano recitare tutte le parti della tragedia amorosa e sanno fingere di non conoscerne l'epilogo.

venerdì 14 maggio 2021

IL PANORAMA FINALE -

Quando tutto finì ci vollero molti mesi di silenzio colmo e severo: l'idea antica sempre tenuta a bada, mai lasciata libera di riprodursi, cominciò a fare capolino. Non ottenne il risultato che avrebbe cambiato la sua vita trent'anni prima: la senescenza intellettuale ha decorso e prognosi diverse da quella corporale. Il tempo si era preso tutto il comodo per fare e disfare: il panorama finale era beffardamente identico a quello iniziale.

mercoledì 12 maggio 2021

CERTE IDEE

Come è nelle mie abitudini rifiutai qualsiasi consiglio e così venne fuori l'idea (falsa) che io fossi ignorante e arrogante, che non fossi inquadrabile in nessun schema ideologico perchè in realtà non possedevo alcuna logica e volessi mantenermi in linea di galleggiamento sempre e comunque. Che fossi quindi una persona subdola e utilitaristica! E' ancora l'idea di certi blogger che si ostinano a maltrattarmi dall'alto di una superiorità etica e intellettuale che non gli riconosco. Se osservaste tutto questo da una prospettiva più ampia finalmente comprendereste quanto sia veramente piccola e sciocca la questione: atteggiamenti infantili da web, sussiego, ripicca, come se queste righe, le mie e le vostre, fossero la quintessenza della vita, come se i litigi, gli equivoci siano degni di essere considerati un grande problema, qualcosa per cui strapparsi i capelli o peggio. La mia realtà intima dice altro a mio parere. Dice che ponendosi a contatto e in comunicazione col mondo esterno, uscendo verbalmente dal chiuso di una stanza, una tastiera e un computer, confrontandosi quindi, tutta l'enorme distanza tra il mio mondo intellettuale e il resto mi ha regalato una solitudine abissale e un senso di inutilità non gestibile. Parlo di distanza non di superiorità! La malinconia resta, netta senza discussioni, tagliente e per molti versi distruttiva. Se mi leggete salta subito all'occhio.

martedì 11 maggio 2021

CANTO DELLA NON APPARTENENZA




Appartengo ad altro 
Le mie fibre tessute altrove 
Mi esclude da qui il mio resto 
antico 

Appartengo alle suppellettili scomparse 
della casa di mia nonna 
A quelle scale di paese 
All’odore d’ombra 
mentre fuori impazza il sole 

Appartengo a un sogno spezzato 
A un ricordo malinconico 
e feroce 
Appartengo allo sguardo complice 
di mia madre
alla sintassi che mi insegnò bambino

Alle rondini d’estate in terrazza 
sul profilo del mare 
Al silenzio dello scirocco appartengo 
Ai suoi mille motivi  
Alla sua consapevolezza in ritardo 

Appartengo per diventare apolide oggi 
estraneo domani 
Appartengo alle note di un pianoforte
in salotto 
ai solchi di un disco in camera mia 

Anche tenendo saldi in mano
I fili di un tempo andato 
la mia appartenenza mi ha escluso 
definitivamente 
Non vi appartengo
e non mi basto più.

lunedì 10 maggio 2021

REVERIE


Leggera, leggerissima. Non avrei mai immaginato che la trasparenza scivolata tra noi diventasse nel tempo la nostra fine. C’era il tuo profumo ma il pianoforte ne aveva uno più forte, il legno e i suoi tasti aspettavano le tue mani e la musica. Quante volte si ripeté il miracolo? Quanti giorni consumammo assieme senza sapere nulla del futuro? Eri leggera, leggerissima, quando ti ascoltavo al pianoforte non capivo, non potevo sapere che il suono ci avrebbe portato così lontano. L’ultima volta fu un Debussy dalle note infinite, suonasti gli accordi finali con gli occhi chiusi, la musica si spense senza un sospiro, cadde ai miei piedi e si dileguò per le stanze della nostra vita. Leggera, leggerissima come un battito di ciglia. 
 Palermo 20 dicembre 1976

domenica 9 maggio 2021

MENU A LA CARTE

Pensandoci con più calma, perché adesso finalmente il ritmo e le necessità di pubblicazione e relazionali sono mutate, i motivi profondi di miei malesseri e disagi nella mia avventura virtuale appaiono evidenti. Non giustificabili tout court ma certamente comprensibili. 
La comprensione non mi salva da una malinconia profonda, difficile da spiegare. Certo questo post dovrebbe essere messo a prefazione di tutto ciò che ho scritto in rete perchè spiega e risponde a molti interrogativi ( e fastidi) che anche le persone a me più care mi hanno manifestato in questi anni. Questo testo è in fondo l'ultimo, l'ultima spiaggia: che sia pubblicato qui in mezzo ad altri o altrove, su altri blog, all'inizio o alla fine di un percorso virtuale, non conta. E' l'ultimo perchè bisogna accettare il proprio vissuto intellettuale e analizzarlo con serena lucidità. Se non ricordo male la prima ad evidenziare il problema fu Marina Pierani, poi a seguire la signora Cerrito. Pur considerando valide alcune reprimende l'idea delle blogger era che le recriminazioni, oltre una certa misura, diventavano stucchevoli. Bene, io quella misura l'avevo superata abbondantemente! Come è nelle mie abitudini rifiutai qualsiasi consiglio e così venne fuori l'idea ( falsa) che io fossi ignorante e arrogante, che non fossi inquadrabile in nessun schema ideologico perchè in realtà non possedevo alcuna logica e volessi mantenermi in linea di galleggiamento sempre e comunque. Che fossi quindi una persona subdola e utilitaristica! E' ancora l'idea di certi blogger che si ostinano a maltrattarmi dall'alto di una superiorità etica e intellettuale che non gli riconosco. 
Se osservaste tutto questo da una prospettiva più ampia finalmente comprendereste quanto sia veramente piccola e sciocca la questione: atteggiamenti infantili da web, sussiego, ripicca, come se queste righe, le mie e le vostre, fossero la quintessenza della vita, come se i litigi, gli equivoci siano degni di essere considerati un grande problema , qualcosa per cui strapparsi i capelli o peggio. La mia realtà intima dice altro a mio parere. Dice che ponendosi a contatto e in comunicazione col mondo esterno, uscendo verbalmente dal chiuso di una stanza, una tastiera e un computer, confrontandosi quindi, tutta l'enorme distanza tra il mio mondo intellettuale e il resto mi ha regalato una solitudine abissale e un senso di inutilità non gestibile. Parlo di distanza non di superiorità! La malinconia resta, netta senza discussioni, tagliente e per molti versi distruttiva. Se mi leggete salta subito all'occhio. Ma il problema non si ferma qui, quello che mi distratto, incuriosito...stregato è stato altro. Io all'inizio usavo carta e penna, un foglio bianco e i miei segni neri, in silenzio e solitudine, soltanto io e la trasposizione in parole dei miei pensieri, non c'è cosa più affascinante della scrittura, non c'è cosa più duratura (purtroppo in certi casi). La scrittura diventò mia già a dieci anni. Era un fatto naturale, fisiologico, amato e protetto fino all'esagerazione. Un istinto possessivo ed esclusivo, lo scelsi come mezzo di comunicazione nei miei rapporti con l'esterno.Poi la rete mi presentò anni fa un suo derivato e cambiò ogni cosa per molto tempo. E' stato L'IPERTESTO a spingermi sulla strada di una scrittura diversa, più ampia. Potevo cambiare ogni cosa! Caratteri, corsivo o grassetto, dimensioni, colori, giustificazione a dx o sn, dimensioni...e poi sfondi immagini, musica. Un universo tutto da sondare. L'ho usato a piene mani, ho creato una quantità di blog e in ognuno di essi ho provato esperimenti di tutti i tipi. Infine mi sono allontanato dal senso profondo della scrittura. E mi sono perso. Negli ultimi due anni ho cercato di ricuperare pian piano i segni neri su bianco, ho ripreso me stesso e l'ho bloccato sulla mia scrittura profonda; è un lavoro improbo e mi ha dato un gran senso di colpa, forse alcuni errori non sono più riparabili, ho fatto danni a destra e a manca, non ho mai avuto reticenza a usare la parte più tagliente di me nei testi, è una specie di irresistibile follia...la sento anche ora mentre batto queste righe. L'operazione consiste nel tornare alla scrittura dopo aver navigato per anni nelle discussioni e nelle polemiche, lasciare l'ipertesto al suo ambito e riempirlo di nuovo di testo vero e pieno. Dovrebbe chiamarsi letteratura e lo dico timidamente ma seriamente. Solo in quell'ambito potrò finalmente trovare pace e morirvi dentro. Non riesco a cambiare finora, sono incapace di adeguamenti, non pratico compromessi, fondamentalmente ostico e estraneo alla quasi totalità delle mie frequentazioni virtuali. Su questioni come finis vitae e relativa legge, dinamiche parlamentari, dinamiche politiche, ideologie di questo secolo trascorso, storia italiana, cattolicesimo e Vaticano, figure papali, teologia ed Evangeli, rapporti con l'Islam, fenomeno migratorio, Europa europeisti e UE, scuola e valori educativi, Magistratura e magistrati...ma soprattutto senso del tempo dell'uomo e delle sue radici etiche pronde, per tutti questi argomenti e altri ancora ho una posizione opposta e diversa dalla vostra ( o da quella che leggo sulle vostre pagine). Lascio da parte le questioni riguardanti nello specifico le dinamiche relazionali e comportamentali dei blog, ciò che io chiamo "galateo da rete"; qualcosa di talmente sciocco da non meritare attenzione ma che invece domina ferocemente i nostri rapporti. Capite bene dunque che le diversità intellettuali e d'opinione unite a questa scontrosità di base rendono Enzo Rasi finito prima ancora di cominciare. 
Qualcuno, superando il fastidio di aver a che fare con me, potrebbe chiedermi: perché non frequenti dunque esclusivamente i tuoi sodali? Invece di rompere le scatole con queste tue croniche lamentazioni perché non ti rapporti con persone uguali a te, con opinioni uguali, eliminando una volta per tutte il tuo è il nostro fastidio? Non posso farlo. Non ci sono sodali per come li intendo io, solo frange di pensiero unico opposto a quello descritto prima ma con l'identico vizio di fondo: assoluta predominanza dell'ideologia vissuta come assioma che tutto esclude e corrompe. La destra ha un colore diverso ma la stessa anima ignorante e arrogante della sinistra. In mezzo non c'è nulla. La logica in entrambi i casi è quella dei pacchetti tutto compreso, il menù alla carta non è previsto: per esempio ( ma è solo un esempio preso al volo) se hai opinioni di un certo tipo sul giudaismo DEVI per forza concordare con Alfatah o Hamas, oppure se sulla storia del fascismo la pensi in un certo modo conseguentemente devi gioire per piazzale Loreto o accettare come dovute le leggi razziali italiane del 1938.!!! Potrei continuare all'infinito, non lo faccio. Fin quando i miei testi raccontano di storie d'amore o di vita, di luoghi presenti nell'immaginario romantico di molti di voi, del Sud come anima e stimolo letterario, riesco a sedermi al tavolo; ma non deve trapelare niente dell'humus culturale che mi porto dentro perchè esso è assolutamente politicamente SCORRETTO! Sono un apolide è chiaramente riportato sulla mia carta d'identità: senza una vera patria riconoscibile, dedito alla giustificazione della teoria "un colpo al cerchio e uno alla botte", pericoloso, inaffidabile, insostenibile. Solitario. Non mi piace, non mi piaccio ma la spiegazione del mio fallimento nella socializzazione virtuale sta lì e non c'è altro da aggiungere e francamente nulla da commentare.

sabato 8 maggio 2021

ISLAM -

La società islamica (diffusa ampiamente in vaste regioni del pianeta) è sovrapposta al dettato religioso, ne è palesemente una fisiologica emanazione; lo dicono i fatti, la storia, i numeri, il fatto che dovunque ci sia una comunità islamica si ripetono sempre le stesse dinamiche. Gli stati islamici sono TEOCRATICI signori miei, basta leggere con un minimo d’attenzione le cronache degli ultimi decenni. Gli stati occidentali lottano da secoli contro questo concetto avendo come obiettivo la creazione di una società e di leggi che abbiano alla base il principio opposto: la laicità. Se non si comprende questo concetto qualsiasi discussione è falsata nel fondo. Le valutazioni che tendono ad escludere la radice religiosa da certi atteggiamenti significano a mio parere che il lavaggio del cervello e la comodità ideologica che fa riferimento ad un certo trend ormai avviato, hanno ottenuto il loro scopo: l’slam che è molto più semplice e aggressivo ideologicamente, ci sta conquistando e non trova resistenze nemmeno in quelli che, maschi o femmine, dal suo propagarsi ne riceveranno i maggiori danni.

UNA LONTANANZA STELLARE -

Qualche volta mi trasferisco altrove, fuori da queste stanze e senza questo schermo luminescente ad interpretare la vita. Mi ha fatto impressione trovare alcune parole lasciate sull’uscio di questa casa: esse dicono di me? Raccontano di altri? Fermo a scrutare il tempo e il mare, ad osservarne le metamorfosi continue, mi sono perso in una lontananza stellare. Annaspo adesso con la bocca semiaperta nell’impossibilità di comunicare la vastità di quest’altra parte di mondo.

venerdì 7 maggio 2021

TUTTI SCRITTORI NESSUN LETTORE

Il maggiore pericolo che si corre nell'affrontare l’argomento “scrittura” su un articolo di un blog sconosciuto, da perfetto sconosciuto ( siamo tutti così), è quello di apparire saccente. Invece io vorrei dire alcune cose da lettore e basta: certo un lettore con una certa pratica di scrittura e molti anni di rete sulle spalle.
La scrittura è comunicazione a parer mio, trasmissione di concetti, esperienze, emozioni. Non c'è modo più elevato di conservare la propria traccia esistenziale nel tempo della scrittura. L'esercizio "libero", come quello esercitato qui per esempio, è importante certo ma poi entrano in gioco altri fattori e non sempre essi sono quantificabili e prevedibili. Dipende per es. dalla cultura personale di chi scrive e di chi legge, dall'abitudine alla lettura di qualcosa che superi le tre righe dei social. Ma la scrittura, a qualsiasi genere letterario si rivolga, è soprattutto una liberazione per chi la produce e un'avventura per chi ne usufruisce. Non c'è una cifra stilistica sempre uguale da riferimento, vi sono testi che pur essenziali e nudi entrano dentro immediatamente, altri ben costruiti e "nobili" che restano irrimediabilmente fuori. Quello che mi da più fastidio nei testi che affronto da lettore è la forzata e snobistica presunzione di voler essere a tutti i costi "di tendenza", di volersi inserire in una cerchia ristretta da elite culturale….pur di raggiungere questo scopo ho letto testi inguardabili, astrusi, fumosi e pieni di spocchia salutati con grandi applausi da una cerchia ristretta di aficionados di quel blogger. Il web è pieno di esempi simili, all’inverso testi bellissimi, luminosi e originali fanno la muffa in certi blog dove trovare un commento e un lettore è una rarità. D’altronde nella letteratura ufficiale conosciamo esempi perfetti di scrittori o poeti quasi sconosciuti che hanno lasciato una traccia indelebile nell’animo del lettore pur senza avere nulla delle cose che oggi fanno un caso letterario di un libro. Ci sono decine di titoli in libreria che hanno come autori il politico di turno, l’attore, l’attrice, l’anchorman, il giornalista che improvvisamente vengono omologati al rango di scrittori ma ne sono lontanissimi. Un libro se è buono entra, ti obbliga a riflettere. E ti porta via.

giovedì 6 maggio 2021

UNA LETTERA SPECIALE

A SE il Principe Tomasi di Lampedusa, presso “Il Gattopardo”

Scrivo a te per primo perchè sei stato il primo e un inizio è sempre indelebile. Stavi sul secondo ripiano della libreria, un po’ nascosto, probabilmente invisibile per lo sfarzo e il “volume” degli altri vicini. Ricordo bene la copertina verde con le incisione dorate dei “canti” di D’Annunzio e le edizioni in carta patinata dei classici di Leopardi, Pirandello, Svevo… fu scorrendo le dita sui loro dorsi sporgenti che ti vidi la prima volta. Un amore non nasce mai per caso, ci vuole l’atmosfera di un giorno d’estate silenzioso e raccolto, la visita a casa del Barone Pottino la sera precedente e l’aver ascoltato, con finta indifferenza, i discorsi che fluivano tra un caffè e un gelato alla mandorla; serve il talamo su cui consumare un rapporto che preme alla porta della tua vita mentale. Ti ho letto che ero troppo giovane e tu ti approfittasti di me. Celando il tuo vasto orizzonte dentro un’edizione economica della Feltrinelli, con quel disegno raffazzonato del Gattopardo sulla copertina mi ingannasti ed io annegai in una lettura sensuale e totale. Fosti il primo libro che carezzai lungamente e portai con me, nascostamente, nei luoghi che normalmente frequentavo, in una tasca o nel borsello. Mi facevi compagnia ed era una sensazione sconosciuta fino ad allora: pagine come un interlocutore, come un’amante da ritrovare e scoprire ogni volta. Mi accompagnasti nel mondo della lettura adulta, quella fatta di continui addii e ritrovamenti, di certezze eterne nascoste dentro l’animo. Una grande lezione di sintassi non solo letteraria; la sensazione del “capolavoro” l’ebbi subito senza riuscire però ad esprimerla in alcun modo. E fu probabilmente questo stimolo continuo ed inespresso a farmi fornicare con caparbietà fra le pieghe della tua pelle di carta; ti ho amato dal primo momento, ti ho desiderato sempre, non ho ancora finito di leggerti. Temo che la conclusione della lettura possa in qualche strano modo coincidere con “quell’altra” conclusione che nel sesto capitolo si erge sublime e definitiva come solo un grande amore può fare. Ti abbraccio fino al nostro prossimo incontro.

VI GUARDO -

Vi guardo - Lesse si compiacque e si voltò di lato: l'imbarazzo rientrò in lui e gli regalò quel silenzio in cui le altre parole, quelle che non si scrivono, ci guardano e amorevolmente ci guidano.

NON SO PIU' SCRIVERE- Dedicato a mia madre

Il mio blog è per tutti, nel senso che è aperto a chiunque voglia leggerlo ma in realtà non è a volte neanche mio ma di un altro Enzo che scrive per ricordarsi di esistere mentre bussano alla sua porta raccontandogli cose che con la sua esistenza non c’entrano nulla. C’è una dimensione a parte ormai tra quello che scrivo e quello che si intravede dietro la scrittura….Molti discorsi sono veramente fuori tema ma forse non è colpa di nessuno. E’ estremamente difficile comunicare in modo consono la propria dimensione intellettuale esattamente così come si forma dentro una persona e lo è altrettanto percepirla e “discuterla” laddove tale discussione abbia un senso che vada al di là di un affermazione di esistenza. Niente di ciò attiene al blog normalmente inteso, si avvicina semmai ad un’esperienza da diario cartaceo o addirittura da libro; nessuna di esse vuole sostituirsi nel mio caso a questo blog, qui ed ora. Ho subito un lutto gravissimo e profondo ma chi mi ha lasciato possedeva con naturalezza la misura e la simpatia, nel senso greco della parola, del comunicare e scriverne. Io appartengo ad una generazione più nevrotica e conflittuale che ha mantenuto il fuoco e i suoi effetti devastanti senza avere in cantina buona legna da ardere. Ma non mi rassegno. Mamma, vedi come tutto indifferente scorre? Non sono riuscito a fermare le nostre parole, queste come le altre della nostra vita. I tramonti ad occidente, i libri nella grande libreria di casa, le foto di famiglia e questo vecchio ragazzo che adesso è rimasto solo. Arrivederci mamma. Insegnami a scrivere daccapo con l’allegra pazienza che io mai ho posseduto, sarebbe il miglior modo di spiegare a certi personaggi che si spacciano per il sale culturale del mondo cos’è la vera cultura e come saziare la sete del sapere. Mi dicesti di scrivere molto tempo fa perché sapevi e mi avevi custodito tu. In fondo non ho fatto altro che seguire il tuo desiderio. Era il nostro modo ed anche adesso che le battute cambiano e il ritmo segue un’altra armonia sento che continuare è un buon modo di rispondere alla sua carezza. Farò cosi e lei mi sorridera’… Sorrideva sempre.

OMOLOGAZIONE TREDICI ANNI DOPO

Per molti di voi sembra una cosa senza senso: molti blog, gli stessi testi solo organizzati in modo diverso. C’è una gran parte di ragione. Però tutto questo non vi crea alcun fastidio e il vero problema, in qualsiasi modo io abbia organizzato la mia scrittura, è ben altro. Attiene ormai da molto tempo alla mia fine sostanziale come blogger, alla mia palese incapacità di relazionarmi con questo esterno virtuale e alle conseguenze prevedibili di tale difetto. 
All’inizio leggevo circa una trentina di blog ogni giorno e ne commentavo almeno una ventina anche se non vi era nulla da commentare! Avevo intuito che l’unico modo per esserci ed essere letto qui è visitare in modo visibile e tracciabile gli altri blog: non ci sono alternative alla lettura dei vostri post con commento a seguire. Il “like” è soltanto un succedaneo di poco conto. Commentare è indispensabile, presenziare una conditio sine qua non, se non ci riesci il tuo spazio torna ad essere un diario privato segreto non dissimile da quelli cartacei di vetusta memoria. Compreso questo assioma di fondo cercare blog degni di spingermi ad un commento meno formale diventò il mio impegno primario: in quest’ottica fino a tre anni fa ho girato il web in lungo e in largo , attirato come sempre dalle diversità culturali e concettuali rispetto alle mie. Ovviamente le diversità non sono quasi mai “facili”, “discorsive” o interlocutorie sic et simpliciter. Io nella mia ricerca ho trovato un certo numero di spazi interessanti e stimolanti e un numero enorme di altri assolutamente inguardabili e, si badi bene, al di là della correttezza sintattica e della bellezza letteraria dei testi. Molti blog possiedono insito questa specie di cancro, alcuni insospettabili e la malattia viene fuori appena nel contatto comunicativo ti discosti dal trend dei commenti già presenti e dall’ideologia concettuale di base presente in essi. E’ stato così che per indole mia ho iniziato ad interrogarmi pubblicamente sulla sostanza comunicativa reale dei blog e su quella specie di galateo virtuale che li domina. 
Tali riflessioni sono risultate assolutamente indigeste alla maggior parte di voi: in alcuni casi sono state il motivo di querelle pesanti, inutili e distruttive per il sottoscritto. Alcuni di voi me lo hanno detto senza giri di parole: basta non ti sopportiamo più! Peccato per i testi di lamenti e autocommiserazione sul mondo dei blog… ti avrei letto con più piacere! Sei insopportabile e ripetitivo… etc etc. Comincio a pormi seriamente alcune domande... Il contatto con il mondo spirituale e intellettuale di ognuno di voi non può essere gestito allo stesso modo per tutti. Ci sono blog nei quali il testo è in sè concluso, non ha senso aggiungere nulla. In questo caso che si fa? Si scrive ho letto? Mi piace? Non mi piace (non è previsto)? Si ripete con altre parole il concetto già espresso dall’autore? Con le poesie ad esempio è difficile aggiungere e commentare qualcosa che abbia senso, La poesia è già una metafisica superiore, si assorbe e basta; non siamo qui a fare saggistica o analisi delle parole e dei testi , non siamo al Liceo e nemmeno professori di lettere. Se lo siamo dobbiamo tenerlo da parte perchè un blogger è altra cosa. Un blogger scrive, legge la realtà sua propria e la propone fuori, se una lirica è bella a mio parere l’unica cosa che si può fare e cercarne altre e ringraziare semplicemente l’autore. Ho incontrato inaspettatamente in rete un buon numero di poeti e poetesse di spessore: quasi tutti soli, isolati e senza lettori, con una pletora in coda di “bello, bellissima, meravigliosa, brava, Unica….”. Praticamente mai un commento che entrasse dentro la sostanza e l’armonia dei versi in questione. 
Sui blog gli argomenti di tipo esistenziale “degenerano” perchè hanno la peculiarità di essere privati, intimi, strettamente personali; su di essi il commento può al massimo definirsi in un – l’ho vissuto anch’io- perchè discuterne in termini di confronto con la propria diversa esperienza ha secondo me un senso relativo. Esiste anche il rischio di diventare invasivi, duri, supponenti e da un testo pulito possono nascere commenti sporchi. Gli argomenti di tipo sociale, politico e storico sono nei blog materiale esplosivo! Esattamente come lo sono i medesimi sugli altri media. Leggi entri e commenti SOLO se la tua opinione è in linea con quella dell’autore e degli altri commentatori. Altrimenti crei solo le premesse per farti mandare più o meno elegantemente a quel paese. Un vero peccato perchè è proprio in questi campi che la comunicazione del web tra i blogger potrebbe dare frutti notevoli, diversi dalle manfrine prevedibili e scontate dei canali ufficiali. Qualunque sia l’argomento trattato nei testi il sistema più semplice, quello più produttivo e comodo nei blog è usare il commento in modo incolore, indolore, simpatico e gioviale: ciò trasforma i colloqui ( con o senza moderazione) in vere e proprie Chat. Salotti più o meno zuccherosi pieni di trilli, ammiccamenti, stimoli che vanno in direzioni anche molte diverse dall’argomento proposto, seduzioni velate. E’ comprensibile che in tale contesto un blog diventi un oggetto diverso da un diario spirituale personale. I commenti sarebbero la vita e la morte di quello che scrivo, la mia liberazione filtrata dal mio sacrificio di dovermi confrontare con sintassi e storie diversissime da me. Non sono elegante e disponibile, spesso me lo impongo perchè sento che la luce che ho intravisto nei miei sogni ad occhi aperti vi comprende tutti; donne, uomini, omosessuali,poeti e puttane, letterati per finta e artisti universali caduti per caso su queste pagine. 
Sta diventando sempre più difficile tutto: I COMMENTI e le teorie interpretative da cui scaturiscono sono sempre più spesso “fantasiose”. Le relazioni virtuali che nascono dalle cose che scrivo arrivano a distanze stellari dalle loro premesse! O sono false quest’ultime o c’è qualcosa di intimamente errato nelle loro dinamiche. Noi come generazione di blogger siamo al novanta per cento dei cafoni virtuali senza speranza e senza cultura, dirlo, riconoscerlo e darsi da fare per imparare qualcosa è il primo indispensabile passo.

mercoledì 5 maggio 2021

MEZZORA PRIMA -

Credeva di averne di più. 
A dir la verità non lo aveva mai considerato: il suo tempo nel tempo che viveva giorno dopo giorno. Pur avendolo riempito di un'infinità di cose inutili e lunghe, anche sacrificandolo ad una quantità di altri tempi diversi per fogge e prospettive, pensava di averne davanti ancora una misura praticamente infinita. Aprendo la porta dell'ascensore e premendo il tasto del piano quest'idea sottile cominciò a crescere dentro di lui: il tempo, il suo tempo a scadenza.

martedì 4 maggio 2021

IL MARE CONOSCIUTO -


E’ al mare che ho conosciuto che devo la mia vita, al suo scintillio dorato lungo la spiaggia di Vendicari, alla sua eco nel solitario e ventoso arco di sabbia di Capo isola delle Correnti che devo il mio senso del tempo che mal si adatta ai ritmi sciocchi di quest’altra vita. Quel mare, il mare della mia terra non somiglia in nulla ai succedanei che vedo dappertutto attorno a me: stona in modo terribile con ciò che il mare (anche quello siciliano) è diventato. Non riesco sulle spiagge con migliaia di ombrelloni in fila a leggere la metafisica della terra che abito e, senza di essa, io sono nulla, non esisto. E non scrivo.

lunedì 3 maggio 2021

CAOS

Tengo segrete alcune cose scritte nel tempo: le guardo con un finto sospetto...vorrei che si rivelassero da sole. Certune illanguidiscono da sè, altre sono partorite da momenti particolari. Questa è nata, come volontà d'uscire allo scoperto, per qualche chiacchiera al telefono con una donna "speciale": Caos è dedicata a lei.
Le ossessioni dominano questo paesaggio: una linea azzurra conosciuta fin da bambino sotto la guida di una madre attenta, dispensatrice di richiami segreti e di libri regalati con allegra noncuranza. Decine volte mi sono affacciato sul mar d’Africa in questi anni per cogliere la metamorfosi da vita a forma, la dialettica eterna, l’ossessione di Luigi Pirandello. Il mare in fondo alla vallata pigra è lattiginoso, sempre placido e sfumato in un chiarore che racconta lunghe partenze ed infiniti ritorni. Lo ricordo così dalla prima volta: dalla visita dei miei dodici anni con padre e madre a sorvegliare la mia inquietudine. “Una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d'olivi saraceni affacciata agli orli d'un altipiano di argille azzurre sul mare africano... Per uno spavento che s'era preso a causa di questa grande morìa, mia madre mi metteva al mondo prima del tempo previsto, in quella solitaria campagna lontana dove si era rifugiata. Un mio zio andava con un lanternino in mano per quella campagna in cerca d'una contadina che aiutasse mia madre a mettermi al mondo... Raccattata dalla campagna la mia nascita fu segnata nei registri della piccola città situata sul colle... confesso che di tutte queste cose non mi sono fatta ancora né certo saprò farmi mai un'idea". Queste erano le parole del padrone di casa, di Pirandello, mi raccontava mia madre, traendole da un libro che teneva aperto davanti a lei. A quel tempo il maestoso pino vegliava ancora le ceneri rannicchiate dentro il muro ed io tremavo segretamente a quest’idea violenta di uno spirito-cenere diffuso tutto intorno, pronto a ghermirti e a cambiare la tua vita per sempre. Lo sgomento che provavo allora verso la desolante vista di Agrigento, quinta cenciosa a far da sfondo ai miei sogni di ragazzo non era inferiore. Il pino non c’è più, nulla dura per sempre nemmeno i nostri desideri; stavolta l’uomo non ha nessuna responsabilità verso i frutti del suo ingegno, l’albero fu messo con le radici all’aria da un violentissimo temporale una ventina di anni fa. Pirandello non avrebbe voluto sepoltura alcuna ma abbozzò un compromesso già nelle sue ultime volontà e lo ottenne: nudo e spoglio, cremato, a sorvegliare il caos indistinto dal quale tutti traiamo forza e voluttà. Non sono mai riuscito a considerare questo compromesso una forma di sconfitta, oggi mi sembra anzi una suprema attitudine al controllo di tutto, anche delle variabili della morte. Niente vorrei avanzasse di me; ma se questo non si può fare sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui.” 
Respiro a fondo il senso di attesa di questo luogo e mi domando quanto io sia imprigionato dentro la parte mia di vita, quante battute ho pronunciato dentro l’ombra di questa rappresentazione; ma sono stato sempre attento, la mia parte e la vostra parte legate da una placenta vitale, preciso nei tempi e nei modi perché una battuta fuori posto e il teatro andrebbe in rovina. Questa è la forma signori miei, l’unica scelta possibile per un artista, la forma partorita da te, dalla tua arte, la tua visione dentro alla quale ti muovi come un’ombra. Le recite a soggetto sono possibili solo qui; nella vita concreta questo non è concesso, lì siamo solo marionette mosse dal vento con un canovaccio imposto misteriosamente e sempre nuovo e crudele per noi. Vorrei poteste sentire sul viso la carezza del lieve scirocco che sale dal mare e il grande silenzio che si allarga sul cuore.

sabato 1 maggio 2021

AIUTO -

Ma se questa terribile stagione dovesse macerare il sogno di comunicazione? Se arrivassero cose nuove me lo scriveresti? Ed io le scriverei? Oggi temo di non essere più in grado di comunicare niente. Dovrei dirti di tutte le cose che non vanno? Assediare la tua mente con facsimili delle storture uguali a certe tue che solo intuisco? Meglio sarebbe raccogliere gli ossi di seppia del passato, delle estati a mare, delle ragazze con la pelle abbronzata e del desiderio di fare l’amore per l’amore…tanto domani sarebbe stata una bellissima giornata. Mi attraversa ogni tanto il ricordo di quel tempo, una stilettata, un’apnea da lasciarti senza fiato. Aiuto! Grido. Aiuto, affogo in tutta questa vita! Lasciatemi marcire nel mio vecchio e accidioso autunno. Ma io non voglio morire, non voglio finire in nessun modo. Datemi un’altra dimensione, un altro mezzo, un altro ballo, un’altra finestra da cui guardarti perchè, lo sai, non posso fare altro. E se altro ci fosse non è detto che sarebbe meglio di queste righe battute sulla tastiera di un Pc.

venerdì 30 aprile 2021

25 aprile, la guerra civile nascosta

Esistono molte storie, in genere scegliamo quella che ci fa più comodo in quel momento ma esiste anche l’eventualità, fondata sul motto latino “vae victis”, che si scelga la storia parziale di chi la partita di quel particolare periodo l’ha vinta. Non c’è cosa più fisiologica per i finti storici che plasmare a proprio uso e consumo alcune storie, sfrondarle da certi particolari e rimetterle in circolazione come dimostrazione inoppugnabile della etica superiore da cui hanno tratto origine. Se in aggiunta a questo gli eventi possiedono quel tanto di drammaticità e crudeltà da farli apparire ripugnanti il gioco è fatto. 
Gli anni tra il 43 e il 46 sono stati la base ideologica su cui costruire la Repubblica, questa Repubblica: la storia che la sottende è quella dei vincitori e non può che annullare tutte le altre ragioni anche quelle più serie; è la stessa logica su cui si costruì l’unità d’Italia nel 1860, stessi personaggi, stessa politica, identica arroganza mentale, uguale cecità ideologica. Entrambe lezioni di storia inaffidabili. 
Può una giornata di festa importante essere sbiadita? Sì è possibile. Leggo i giornali, guardo la Tv e penso. Penso molto ma in modo confuso e incongruo, praticamente inutile. Penso ad altro per non pensare ai casi miei in modo ossessivo, non mi serve e non mi aiuta. Ma la giornata è quella che porta un nome luminoso: liberazione. Sono nato sette anni dopo Piazzale Loreto e abitavo a Milano, per me bambino c’erano solo i partigiani e la resistenza, c’era solo questa fetta di pianura con le sue città. Il mio mondo finiva al Mugello. Da ragazzo c’erano sempre i partigiani ( un po’ imbiancati) ma si era aggiunta la lotta di classe e i movimenti studenteschi. Mi raccontarono in modo credibile che le due battaglie fossero figlie della stessa madre e che entrambe conducessero idealmente ad una società più giusta, più libera e più felice. Ogni anno e ad ogni commemorazione ci si allontanava sempre più da un periodo nero (in tutti i sensi) ma non capivo perché tale sensazione di felicità sociale non fosse permessa ad alcuni che pure non erano vestiti di nero; capivo soltanto che la commemorazione era appannaggio esclusivo di una parte e che tutte le altre le fossero debitrici di qualcosa. Alcune non dovevano mettere nemmeno il naso fuori in quei giorni. Non riuscivo a comprendere una ghettizzazione così netta, non avevo la percezione di fantasmi così forti attorno a me: tutto ciò che era stato era finito con una scarica di mitra davanti al cancello di una villa nel comasco. Allora, mi chiedevo ai miei tredici anni, perché questa ostilità, questa sottile paura come se non fosse veramente finito tutto e i mostri del passato potessero tornare a passeggiare tra le vie del centro? Ricordo quando scoprii con sorpresa che c’erano ancora i fascisti, o almeno i presunti tali. Non erano solo quelli che stazionavano in piazza S. Babila e nemmeno solo quelli che vegetavano nell’unico partito fuori dall’arco costituzionale. C’erano fascisti nascosti ovunque, persino dai vicini di casa, persino tra i miei insegnanti di liceo. Li guardavo con incredulità, non avevano a mio parere nessuna caratteristica che potesse assimilarli a un gerarca o un repubblichino, non vedevo nessun squadrista eppure i compagni del Fgci me li additavano con fiero cipiglio ad ogni assemblea studentesca. Non cerano dubbi e soprattutto questi non erano rivelabili! La resistenza era stata e adesso doveva essere dovunque dalle mie parti, come si faceva a ipotizzare che potesse essere diversamente altrove? 
Le vicende degli anni tra l’inverno del 1944 e la primavera del 1945 era piene di fatti tremendi e sanguinosi, di drappelli nazi che entravano, prendevano e fucilavano tutti, donne vecchi e bambini compresi. Ogni storia aveva il suo giovane eroe o eroina che scriveva l’ultima lettera ad amici e genitori prima di essere trucidati l’indomani mattina all’alba da mano fascista. Il gelo e lo schifo mi entravano nelle vene, il sangue montava alla testa. Una situazione perfetta in cui scegliere il bene dal male, l’iniquo dal giusto in assoluto, il male stava solo da una parte, ogni gesto ogni racconto lo mostrava senza ombra di dubbio. Non c’era altra storia non esisteva un’altra Italia e nessuno dei miei coetanei si domandò mai come fosse possibile essere arrivati a piazzale Loreto dopo ventanni di regime, come fosse possibile credere a una Nazione triste, oppressa senza storia ne onore: quaranta milioni di antifascisti liberatisi in sei mesi da una dittatura non condivisa! Io ero pronto a prender su il fucile per combattere contro i porci che occupavano l’Italia. Ero prontissimo. Avevo diciassette anni Il 23 aprile del 1969 quando scoprii l’altra faccia della medaglia, capii quel giorno chi portava veramente i regali a Natale, lo capii male e mi feci male. I compagni erano i fascisti (niente scandali per favore) avevano in mano il potere di condizionarti con un’intimidazione continua, il metodo del pensiero unico fascista, dell’unica idea disponibile dell’unica storia credibile era il loro perchè con i compagni non discuti, appoggi, non poni alternative, non sei degno di vivere fuori dalle loro posizioni. Le opinioni diverse sono revisionismo e la storia serve solo ai fini della vittoria finale. - Enzo ci hai rotto i coglioni con queste domande! Enzo che cazzo te ne frega di Reggio Emilia! l’8 settembre a fianco degli alleati e non dire cazzate. I morti solo da una parte, dall’altra maiali schifosi Me lo ricordo bene il signor Pasini e i suoi amici. - Sentite io voglio solo capire, non c’ero ed ho solo i racconti e i libri di storia per capire. - Ragazzo c’è poco da capire! Abbiamo combattuto per liberare l’Italia dai fascisti, siamo morti e fucilati donne e uomini. Alla fine li abbiamo appesi e abbiamo vinto. SE NECESSARIO LO RIFAREMMO DI NUOVO. Vai a chiarirti le idee davanti ad un monumento ai caduti e se parli ancora di guerra civile sono cazzi tuoi, capito stronzetto? 
Fu un incubo terribile, si erano cambiati, trasfigurati, avevano gli occhi iniettati di sangue, e mi avrebbero pestato, cazzo se mi avrebbero pestato. Spingevo sui pedali della bici come un disperato. Io sono sempre stato un alieno ovunque, mi insospettisco se vedo troppa gente sullo stesso carro. In genere giro da solo. Adesso sono passati degli anni, molti anni e so per certo che le cose non stanno nè come dice la Celebrazione nè come dicono i Camerati. La verità NON STA NEMMENO IN MEZZO perché semplicemente non c’è o non è unica, forse tra un secolo potremo guardare quella Italia in modo meno polemico, con meno assiomi scontati nella testa. Finora l’aria malsana di una guerra civile schifosa e crudele continua a agitare le fronde degli alberi della nostra vita. Non commentatemi chiedendomi dove sta la verità, non scrivetemi inchiodandomi come quarantanni fa alla croce del “fascista”!!! Che ne so io della assoluta verità? Io leggo la storia, anche quella dei vinti. Leggo le cronache partigiane ma anche Petacco, leggo le memorie di Pajetta ma anche quelle degli antifascisti bianchi. Ho letto le valutazioni di Giorgio Bocca ma, udite udite, ho letto Giampaolo Pansa. E lì nero su bianco, il sangue, gli stupri e le violenze hanno anche un’altra etichetta. L’assoluta verità? Quella fondante una nuova Nazione? Voi che avete molte risposte lo sapete, che avete quei bei blog pieni di ideali sicuri e che i buoni di qua i cattivi di là. Ho visto blog col segno sul muro come ai tempi del Fuhrer: questo è un blog comunista, questo è di destra. con quelli non ci parlo, con gli altri non c’è dialogo. Io sono laico, io no, io sono nel giusto voi invece siete stronzi. Da alieno oggi che sono solo e non ho una misura mutuata dal branco che potrebbe proteggermi, oggi che i venti anni e i compagni del movimento sono trapassati, oggi che sembra tutto un altro pianeta, dico che 
 – L’Italia fu sconfitta nel 1945. Lo dimostrano le condizioni imposte dai vincitori, i debiti di guerra, la perdita di terre italiane. 
 – Non potrà mai unire la celebrazione di una sconfitta che ha visto alcuni italiani combattere contro altri italiani, ambedue al seguito di eserciti stranieri. 
 – Gli italiani di concreto fecero ben poco. Senza le Forze Anglo Americane non vi sarebbe stata alcuna “resistenza” (che infatti cominciò solo all’indomani dell’8 settembre) e il “contributo” militare alla vittoria Alleata fu totalmente privo di consistenza. 
Gli ideali sono una cosa la realtà un’altra. Siamo sempre stati dei furboni che tentano di ingigantire i propri meriti. Si vive e si muore e c’è sempre una parte “sbagliata” e la guerra civile c’è stata, cazzo, signor Pasini. Il 25 aprile non unifica purtroppo, ho la nausea, non venitemi a dire che l’argomento resistenza non sia intoccabile: ancora scotta e fa male. Guardiamoci in faccia e così potete fare click dove sapete e chiudere il contatto: alla favola manichea delle due italie, una tutta buona e l’altra tutta schifosa e cattiva non ci credo, non esiste periodo storico con divisioni cosi nette, non in Italia che di divisioni è storicamente l’antesignana. La nostra democrazia ha visto un’alba insanguinata da una guerra civile che ha lasciato in terra migliaia di morti anche a nei dodici mesi seguenti il 25 aprile: informatevi prego ma se lo fate su Repubblica o nei circoli di rifondazione comunista è meglio che lasciate perdere. Stesso discorso se andate su siti di Forza Nuova o similari. Dovete ragionare con la vostra testa e con onestà intellettuale, poi potete continuare a pensarla come prima e mandarmi affanculo ma io sono certo di avervi reso un buon servizio. E’ vero c’è il revisionismo e a qualcuno può far comodo ( vedi shoah ma lì i fatti son troppo grossi e più che revisionismo è solo stronzismo di scarsa qualità), ma c’è anche il negazionismo che oggi ancora in Italia impedisce di sfatare i tabù di una storiografia che fa semplicemente ridere. Beh io mi sono stancato di ridere e voglio vederci chiaro: io non nego la resistenza, dico che non fu quella a sconfiggere le armate tedesche. Io non nego i valori di libertà espressi da alcuni protagonisti della resistenza partigiana,non nego il sangue che essi hanno versato per la loro causa; io dico che fra i partigiani circolarono per lungo tempo fior di criminali. Io sono certo che tra i cosiddetti fascisti cerano anche fior di galantuomini. L’intolleranza li travolse tutti. Io voglio sapere perché è stata fucilata e appesa a testa in giù Claretta Petacci (la Macelleria messicana descritta da Ferruccio Parri) perché è stata fucilata e uccisa Luisa Ferida incinta, perché sono stati massacrati i partigiani del fratello di Pasolini….ma voi avete idea di quanti miliardi di righe dovrei utilizzare per scrivere i nomi degli assassinati fra il 25 aprile 45 e la fine del 46? I partigiani della brigata Garibaldi hanno compiuto omicidi, lo stesso dicasi per i Gap. Le brigate nere e molti repubblichini hanno compiuto lo stesso tipo di delitti, ma dopo? Dopo qualcuno mi spiega o mi vuole giustificare senza sbandierare panni rossi la carneficina in tutto il territorio del nord? Subito dopo il 25 aprile e anche un po’ prima, le esecuzioni dei partigiani che non volevano sottostare alla supremazia del Pci divennero sempre più frequenti: era la strategia del delitto per preparare l’insurrezione rossa che sembrava lì pronta da cogliere. E in quel tempo quasi tutti i compagni erano convinti che ormai la pera era cotta e bisognava andar per le spicce. Le spicce si chiamavano gli squadroni della morte che fecero tabula rasa di possidenti e artigiani, contadini ed ex podestà, di maestre e professori, ragazzi e ragazze figli e figlie di fascisti veri o presunti. Omicidi e stupri, un merdaio altro che balle: omicidi spacciati per lotta di classe e anche un mare di vendette personali, omicidi per quattro soldi o per eliminare testimoni scomodi, col grande partito comunista che stava a guardare o mettere pezze. Il 25 aprile è rimasto retorica, bugie ed omissioni che riguardano solo una fetta di questo paese, non può essere festa nazionale. E comunque nazione non c’è ne mai stata e tutta questa tirata non serve a niente, tanto per cambiare. Fine delle trasmissioni che ho la nausea.